Storia e Arte

Almanacco della Vallassina

DON BANFI PARROCO CORAGGIOSO

Sormano, sedici ebrei rifugiatisi a Sormano sono riusciti a fuggire in Svizzera dopo una lunga marcia guidati dal parroco del paese don Carlo Banfi. Tra i fuggiaschi c’erano alcuni bambini e anziani con difficoltà motorie. Don Banfi e un altro italiano sono stati fermati dalle Guardie di confine elvetiche.

Don Banfi, è stato parroco di Sormano dal 1938 al ’45. Ha operato con altri parroci nella rete, nata a Pontelambro, impegnata a far passare in Svizzera sbandati, ex prigionieri di guerra ed ebrei. All’aumentare di freddo e maltempo, decide di effettuare un sopralluogo superando illegalmente il confine dove è avvisato dal Comandante della Gendarmeria di aver commesso un reato. Ciò nonostante, non sarà fermato perché la polizia sosterrà di avergli impedito l’entrata. Pochi giorni dopo, informato che sta per essere effettuato un lancio di armi a Pian Tivano per i partigiani, con un prevedibile intervento dei tedeschi di stanza in zona, avvisa gli ebrei tripolini di Sormano di dover partire subito per la Svizzera. Grazie anche all’aiuto di boscaioli, non ci sono difficoltà sino alla rete di confine, dove finanzieri italiani gli avevano indicato il punto nel quale si poteva alzare. Gli ebrei sono troppo stanchi per procedere oltre. Don Banfi scende verso valle ed è fermato dai Gendarmi svizzeri. Accettano di prendere in consegna gli ebrei ai quali successivamente sarà dato asilo. Fatto non scontato perché ci furono ebrei respinti dalla Confederazione, per una fonte trecento nel solo Canton Ticino. Consegnano, invece, Don Banfi e Crivelli che lo accompagna alla Polizia. Non trattandosi del primo passaggio, Don Banfi e Crivelli son condannati rispettivamente a un mese e cinque giorni di arresto. Don Banfi, dopo esser stato liberato, per l’intervento del Vescovo di Lugano, Monsignor Angelo Jelmini, è affidato al Seminario, per tre mesi, e non potrà più rientrare in Italia. A Pasqua del ’44 è assegnato quale cappellano a un campo di rifugiati nel Cantone di Berna e l’Arcivescovo di Milano Cardinale Schuster gli scrive “Nelle attuali condizioni rimanga come e dove sta”. Di lui la polizia fascista scrive: “E’ sempre oggetto di svariati commenti l’allontanamento dalla sua residenza del Parroco di Sormano e del suo espatrio in Svizzera con elementi ebrei.” Don Banfi, dopo la guerra, avrà qualche difficoltà a giustificare presso la burocrazia curiale l’abbandono della parrocchia. In realtà Sormano non restò senza preti, essendo stato nominato un Vicario, nella figura di Padre Gaetano Cappellini.

CIVENNA: FIORONI NON TEME L’ABATE

Milano, il civennese Giacomo Fioroni, suddito della Contea, accusato di aver scritto un libello contro l’Abate Conte e averlo affisso sul Portone del Monastero, può essere giudicato a Milano. I rapporti tra Contea di Civenna, Limonta e Campione e lo Stato di MIlano non son mai stati chiari tra una pretesa d’indipendenza sotto l’egida imperiale viennese e la richiesta di interventi ducali. Così, si spiega perché l’officiale regio di giustizia scriva al Governatore di Milano, in merito al caso del civennese Giacomo Fioroni, con “casa e bottega a Milano” , per  comunicargli che lo stesso può essere giudicato nel Ducato. Il Fioroni, l’anno precedente, aveva scritto un libello contro l’Abate e il Padre Procuratore, affiggendolo sul portone del Monastero consegnandone copia al Padre portinaio. Lo stesso si opponeva a un processo intentatogli dall’abate davanti al Magistrato milanese, sostenendo di esser nativo di un feudo imperiale, ma secondo “l’officiale” può essere giudicato a Milano.

 

Paolo Ceruti, milanese di nascita e “frequentatore” di Canzo e della Vallassina sin dalla primissima infanzia, risiede a Magreglio da molti anni. Per Ceruti si può viaggiare non solo nello spazio ma anche nel tempo, un’dea che si ritrova nei suoi  libri a  partire  da  “La Vallassina  nei binari  del  tempo” (1989), prosecuzione ideale del manoscritto del parroco di Asso Don Carlo Mazza, scritto a cavallo tra i secoli XVIII e XIX, “Se vuoi vedere Magreglio” (2008), “Cinque palle una nello stomaco/La fine della Contea” (2015) e “I Fit-Fucc di Canzo messaggeri del folclore” (con il diario del Gran Tour in Russia e Georgia) (2017). Ha, inoltre, raccolto documentazione e scritto per la più parte “Alberth Rausch – Henry Benrath /Un’altra vita” (2000) e “El mè Magréj” (2005). Ha curato e presentato la rubrica televisiva “Accade in Vallassina” andata in onda su TVS Televallassina dal 2019. Sono in preparazione tre libri: “Almanacco della Vallassina” (avvenimenti per 365 giorni), “Un fantasma al paese del passo” (racconti brevi in attesa della cometa) e “Asinario” (raccolta delle castronerie, dette e scritte della Vallassina e della Provinciadi Como).

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