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Il cardinale Parolin: «L’esempio di padre Aristide ci aiuti a essere davvero “Chiesa in uscita”»

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La lunga e ricca giornata erbese del Segretario di Stato vaticano, culminata nella Messa solenne in memoria del Vescovo missionario  in Santa Maria Nascente. Il Prevosto: «Saremmo lieti dell’inizio di un cammino che lo riconosca santo». Commovente incontro con i profughi ucraini all’Oasi Santa Maria degli Angeli

Memoria, preghiera, incontri, testimonianze, parole significative, partecipazione popolare, solidarietà, in un clima di cordialità e grande affabilità Questi i contenuti della lunga giornata che il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato di vaticano, ha trascorso a Erba oggi, domenica 29 maggio, in occasione della visita organizzata da monsignor Angelo Pirovano, Prevosto e responsabile della Comunità pastorale Sant’Eufemia, in collaborazione con l’Associazione Amici di Monsignor Aristide Pirovano, nel 25mo della morte del Vescovo missionario erbese.

L’arrivo

 «Vi siete alzati presto, eh?». Così il Cardinale ha salutato i fedeli presenti sotto la pioggia sul sagrato della chiesa di Santa Maria Maddalena a Crevenna, prima tappa della giornata. Il Segretario di Stato è giunto da Desio, dove ieri ha preso parte alle celebrazioni del centenario dell’elezione a Pontefice di Pio XI, Achille Ratti, nativo proprio della città brianzola. Lo accompagnavano il suo segretario, monsignor Lucio Bonora, e lo stesso Prevosto di Erba. Ad accoglierlo, il Sindaco di Erba, Veronica Airoldi, e il Prefetto di Como, Andrea Polichetti, con i quali il Cardinale si è intrattenuto qualche minuto, prendendo spunto dalla giornata meteorologicamente inclemente per parlare dell’emergenza climatica sulla quale anche la Chiesa si sta impegnando a livello di magistero e di iniziative concrete.

Don Ettore Dubini, Vicario parrocchiale di Crevenna, l’ha poi accompagnato all’interno della chiesa, dove il presule ha guidato un momento di preghiera, esprimendo la sua gioia per questo incontro: «Ora che vi ho conosciuto, porterò le vostre intenzioni con me. E, come dice sempre il Papa, anch’io vi chiedo di pregare per me». Ha concluso con un’esortazione: «Cercate di essere una comunità viva, di testimoniare il Vangelo in un mondo che ha bisogno di fervore cristiano». 

All’Eremo

Poi il Cardinale ha proseguito per l’Eremo di San Salvatore. Qui ha pregato sulla tomba del Venerabile Giuseppe Lazzati insieme ad alcuni membri dell’Istituto Secolare Cristo Re da lui fondato. Il Segretario di Stato ha evidenziato l’importanza e la bellezza della vocazione dei fedeli laici nella Chiesa e nel mondo. Ha poi potuto apprezzare l’antica chiesa dell’Eremo, dove si trova un prezioso affresco che rappresenta la Crocifissione di Gesù, attribuito al pittore lombardo Michelino da Besozzo, considerato uno dei maggiori esponenti del gotico internazionale in Italia.

Al Cimitero maggiore

Dall’Eremo il Cardinale si è recato al Cimitero maggiore, dove è stato accolto dai responsabili dell’Associazione Amici di Monsignor Aristide Pirovano, che l’hanno condotto alla tomba del Vescovo missionario, dove si erano già riuniti diversi fedeli. Qui il Cardinale ha presieduto un momento di preghiera in memoria di padre Aristide.

In Sant’Eufemia

Il momento successivo si è svolto nella chiesa plebana di Sant’Eufemia, dove il Prevosto ha rivolto il suo saluto al cardinale Parolin, ringraziandolo per la visita, illustrando sinteticamente le origini della chiesa, «luogo che affonda le sue radici nella storia», e presentando le realtà consigliari e associative presenti: il Consiglio direttivo degli Amici di Monsignor Aristide Pirovano, il Consiglio pastorale e il Consiglio per gli affari economici della Comunità pastorale e l’Associazione “Quej del Masigott”. 

Per gli Amici ha preso la parola la presidente Rosanna Pirovano: «Oggi è un giorno importante, che ci onora, ci emoziona e ci dà una gioia immensa». Ricordando la frequentazione familiare con padre Aristide, ha espresso l’auspicio che in futuro il suo feretro venga traslato proprio in Sant’Eufemia, dove già sono custodite le sue insegne e i suoi abiti episcopali: «Non sarà facile, ma io ci credo». Ha poi rievocato la sua prima visita a Marituba, la comunità brasiliana cara al cuore del missionario, dove chi ha collaborato con lui – come fratel Gedovar Nazzari, Economo generale dell’Opera Don Calabria, congregazione ai cui padre Aristide affidò la responsabilità della missione – lo ricorda come un «gigante della fede nella Provvidenza». Proprio a Marituba, anche nel segno di padre Aristide, sta nascendo un progetto di ricerca scientifico-sanitaria, a cui gli Amici non faranno mancare il loro sostegno. «Per questo, Eminenza, la abbraccio idealmente a nome di Erba e Marituba», ha concluso la Presidente. 

Mauro Colombo, vicepresidente dell’Associazione, si è soffermato sul legame speciale tra padre Aristide e Sant’Eufemia: «Da qui è partito e qui è tornato, prima e dopo un’esistenza spesa per diffondere il Vangelo in Brasile e in tutti i Paesi i cui è stato. Anche lei, Eminenza, viaggia per le strade del mondo, per svolgere il suo incarico in un ambito difficile, complesso e delicato quale è quello della diplomazia, per salvaguardare la pace e promuovere il dialogo e il rispetto reciproco tra i popoli, frutti di quella Buona Novella che padre Aristide ha annunciato ovunque è stato. In nome di questo medesimo principio ispiratore la nostra Associazione confida di poter contare da oggi anche sulla Sua benevolenza e sulla Sua benedizione».

Il cardinale Parolin ha portato «il saluto e la benedizione del Papa» e ha sottolineato due aspetti: «Voi qui rappresentate la Chiesa sinodale voluta da papa Francesco. Camminare insieme – ciascuno nelle proprie funzioni e con le proprie responsabilità, ma tutti uguali per dignità – è una dimensione fondamentale della Chiesa. Ma il nostro cammino non è senza mèta o finalità: vogliamo compiere una missione, annunciare il Vangelo al mondo di oggi e agli uomini del nostro tempo». E ancora: «La fede che ci è stata data, e di cui dovremmo essere fieri, dobbiamo trasmetterla alle nuove generazioni. È una grande sfida, ma il Vangelo è la risposta a tutti gli interrogativi dell’uomo di oggi. L’esempio di padre Aristide ci invita ad avere forte il senso della missione. E allora guardiamo a lui, imitiamolo per essere davvero una “Chiesa in uscita”».

L’incontro si è concluso con la consegna di alcuni omaggi: la biografia di padre Aristide, una monografia su Sant’Eufemia, la cronotassi dei Prevosti di Erba e una stampa raffigurante la Madonna di Incino.

La Messa solenne

Nel tragitto verso la chiesa prepositurale di Santa Maria Nascente il Segretario di Stato ha avuto modo di salutare brevemente e benedire alunni e genitori dell’Istituto San Vincenzo.

Alle 11 in Santa Maria Nascente il Cardinale ha presieduto la Messa solenne per la festa dell’Ascensione, concelebrata dai sacerdoti della città e da don Alfonso Bombieri in rappresentanza dei Poveri Servi. In una chiesa gremitissima, erano presenti i Confratelli e le Consorelle del SS Sacramento, i Cavalieri e le Dame del Santo Sepolcro, mentre l’animazione musicale è stata ottimamente condivisa tra i Cantori di Erba diretti da Francesco Andreoni e il Piccolo Coro guidato da Giovanna Marelli.

La celebrazione è stata introdotta dal saluto del Prevosto, che ha ringraziato il Cardinale a nome della parrocchia, della Comunità pastorale e dell’intero Decanato di Erba: «L’accogliamo con grande gioia, come dono del Signore. La sua presenza ci rende più vicino il Santo Padre. So che il suo compito è davvero impegnativo e delicato. Le siamo perciò molto grati per aver ritagliato nei suoi numerosi impegni il tempo per questa visita, veramente straordinaria». 

Poi, il ricordo di padre Aristide, il cui Pastorale è stato utilizzato dal Cardinale per la celebrazione: «Di questo nostro concittadino è ancora viva la memoria grata per il tanto bene fatto anche qui tra noi. E vorremmo che questa memoria continuasse, anche grazie a quanto fa l’Associazione Amici di Monsignor Aristide Pirovano, per offrire alle giovani generazioni una figura esemplare, un missionario instancabile nella carità, un vescovo zelante, pastore del suo popolo. Se per fare questo la strada può essere quella di iniziare un cammino che porti all’eventuale riconoscimento della santità di quest’uomo di Dio, di quest’uomo di Chiesa, di quest’uomo di popolo, ne saremo lieti. Nel sentire comune della gente che lo ha conosciuto c’è l’impressione di straordinarietà nell’ordinarietà – si può chiamare fama di santità? – che lascia questa persona, che a Erba ha fatto tanto bene ed è stata riferimento per tanti e in diversi momenti, fin dalla seconda guerra mondiale. Forse, e lo dico sommessamente, senza critica alcuna, perché ciò avvenga, sarebbe auspicabile abbandonare qualche indugio». 

La seconda sottolineatura è stata sulla Comunità pastorale: «Non è stato un cammino facile, sia per la novità di questo percorso, sia per qualche incertezza nell’interpretazione, sia per qualche fatica personale. Ma vi è stata anche la gioia di poter sperimentare, nella condivisione del cammino di fede, passi verso un comune cammino di Chiesa o, come si dice oggi, un cammino sinodale. La Sua presenza, Eminenza, ci aiuterà a renderci sempre più convinti del nostro cammino particolare all’interno di un cammino che è quello della Chiesa universale, senza disperderci in particolarismi». E ha concluso: «Le chiediamo il favore di portare i nostri saluti al Papa e di dirgli della nostra preghiera, per il suo ministero e anche per la sua salute».

Nella sua omelia il cardinale Parolin ha esordito esprimendo la sua gioia nel conoscere da vicino per la prima volta la Brianza e nel ricordare padre Aristide, «uomo, cristiano, sacerdote, missionario, Vescovo», nella stessa chiesa in cui ricevette i sacramenti, celebrò la prima Messa e fu ordinato Vescovo. Ha ricordato anche la «felice collaborazione» con monsignor Angelo Pirovano alla Segreteria di Stato, «al servizio della Santa Sede e del Papa». Ha portato i saluti del Pontefice a tutti i fedeli, alle autorità civili e militari e in particolare ai Poveri Servi, presenti con una loro delegazione. Guardando a Erba come un crocevia tra Como, Lecco e Milano, l’ha definita «luogo di passaggio della storia, di trasmissione della fede e di accoglienza di quanti sono giunti qui».

Commentando il Vangelo dell’Ascensione, e in particolare l’interrogativo dei due angeli («perché state a guardare il cielo?»), ha rilevato: «Non è sbagliato guardare in alto, significa innalzare il nostro cuore, liberare i nostri pensieri dall’egoismo e dall’orgoglio, vivere secondo la logica di Dio, che è diversa da quella del mondo. Ma se con l’Ascensione inizia il tempo dell’attesa del ritorno di Gesù, la nostra attesa non può essere inoperosa e passiva: deve essere il tempo di svolgere la missione che Gesù ci ha affidato e di operare perché Gesù sia accolto nei nostri cuori».

Quello stesso interrogativo («perché state a guardare il cielo?») fu rivolto a padre Aristide «e lui trovò la sua risposta nel ministero missionario». «Ha camminato con decisione sulla strada che il Signore gli ha tracciato. La sua vita non è stata ordinaria amministrazione, è stata un incalzare di momenti vissuti con l’impegno missionario, l’amore per i piccoli, l’amore per il Vangelo. Non sono mancate sofferenze e fatiche, ma non è mai venuto meno il suo sorriso, segno di una speranza incrollabile».

Il Cardinale ha ricordato anche le parole pronunciate dall’arcivescovo Montini all’ordinazione episcopale di padre Aristide nel 1955, quando lo definì «uomo sublimato a questo ministero e curvato sotto il peso della croce». Con la sua vita monsignor Pirovano ha dato testimonianza «della certezza della vittoria sulla morte». «Raccogliere la sua consegna – ha concluso – significa per noi essere testimoni coerenti, credibili e generosi».

All’Offertorio, insieme ai doni eucaristici, è stato consegnato al Cardinale anche un quadro con l’immagine sorridente di padre Aristide e il suo testamento spirituale. Al termine il Segretario di Stato ha voluto rinnovare il suo ringraziamento «per questa bella celebrazione e per il vostro cammino di fede. Continuate a essere una Chiesa di comunione, di missione e di preghiera». 

Il Calice

Al termine della Messa, prima della benedizione, Ferruccio Miotto, figlio di Angelo, artefice del Calice monumentale recentemente collocato nei pressi del campanile della chiesa prepositurale, ha illustrato brevemente le origini, le caratteristiche e il significato del manufatto, alto 10 metri, pesante 100 q e realizzato in vent’anni di lavoro, avviato nel 1992, in occasione del giubileo sacerdotale di padre Aristide. «Mio papà (scomparso il 5 settembre 2021, ndr) era un uomo di fede e l’ha trasmessa a tutte le persone che ha incontrato nella sua vita. Oggi è felice perché il suo Calice, che in questi anni ha viaggiato per tutta Italia, ha trovato finalmente la giusta collocazione».

Terminata la celebrazione, il cardinale Parolin si è recato davanti al Calice, posto tra piazza Prepositurale e corso XXV Aprile, per benedirlo e inaugurarne ufficialmente l’installazione.

I profughi

Dopo un momento conviviale con il clero cittadino, le autorità e il Direttivo degli Amici di Monsignor Pirovano – durante il quale il Cardinale ha ricevuto dal sindaco Airoldi un libro sulla storia di Erba e dalla presidente Pirovano un dvd sul «miracolo di Marituba» -, nel pomeriggio il Segretario di Stato ha fatto una breve tappa al Centro polifunzionale intitolato a monsignor Pirovano (dove ha sede anche l’Associazione degli Amici), impartendo la sua benedizione.

Successivamente si è recato all’Oasi francescana Santa Maria degli Angeli di Crevenna, casa di spiritualità gestita dall’associazione L’Oasi di Erba, che accanto a un’ordinaria attività ricettiva di persone e gruppi, dà accoglienza a persone che vivono situazioni problematiche e disagi di vari natura. Da qualche settimana vi hanno trovato ospitalità alcuni profughi ucraini, tra i quali anche minori. 

Don Ettore Dubini e Giovanna Marelli, a nome della Caritas locale, hanno spiegato il lavoro di “rete” compiuto sul territorio per rendere possibile questa accoglienza, che ha coinvolto anche alcune famiglie e che si è estesa alle scuole (per i minori) e ai corsi di lingua (per gli adulti), per facilitare il loro inserimento nel caso in cui la permanenza debba protrarsi. Attraverso l’ospitalità anche in appartamenti si cercherà inoltre di sviluppare un percorso di progressiva autonomia. Alcuni profughi, originari di Dnipro, sono particolarmente preoccupati perché negli ultimi giorni i bombardamenti hanno raggiunto i loro territori, ma nell’azione di accoglienza si cerca di fornire anche il calore umano necessario per vivere il più possibile serenamente questo periodo drammatico. 

Dramma che il Segretario di Stato non ha minimizzato: «La guerra è una tragedia enorme e voi la state vivendo sulla vostra pelle, vedendo le vostre case distrutte, dovendo abbandonare il vostro Paese, affrontando grandi sofferenze. Il male è forte, ma non è più forte del bene. In questo buio così fitto brilla una luce, ed è proprio l’accoglienza che state ricevendo, in una forma che non conoscevo e che è certamente da promuovere. Questo deve darvi la speranza di un’apertura al futuro per tornare a casa e ricostruire la vostra vita». Il Cardinale ha assicurato la preghiera e la benedizione del Papa: «La Chiesa sta pregando molto per la pace e sta facendo tutto il possibile anche dal punto di vista diplomatico perché si giunga presto al “cessate il fuoco”. La tregua è il presupposto per negoziati diretti che portino a una pace stabile».

Prima di un Padre nostro recitato in italiano e in ucraino, in un clima di grande commozione, i profughi hanno ringraziato il Cardinale e gli hanno donato un oggetto tipico del loro artigianato: una penna realizzata in legno. Al termine dell’incontro il Cardinale è stato accompagnato in auto all’Aeroporto di Linate, per il volo che lo ha riportato a Roma.

Si ringrazia Happy Photo, Oscar Manzoni per le fotografie.

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