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In morte di Ennio Morricone, il “Maestro”

Cosa siamo oggi noi italiani? Nessuno saprebbe rispondere a questa domanda. Siamo un paese dalle infinite maschere ma dai pochi volti. Da questa difficoltà discende, probabilmente, l’irrefrenabile tentazione di identificarci in questi grandi personaggi della storia del paese, di un paese senza volto che ha bisogno di “definirsi” proprio attraverso il volto di uno di loro. Ennio Morricone troverebbe strano vedere, oggi, ai suoi piedi tante persone così diverse da lui. In un paese di eroi, di santi e di navigatori, il Maestro rappresentava la figura del galantuomo. Come disse Pirandello, “é molto più facile essere un eroe che un galantuomo: eroi si può essere ogni tanto, galantuomini sempre”. Morricone lo è sempre stato.

Era un uomo modesto. Studioso, scrupoloso, taciturno, mai sprezzante né rancoroso, docile ma sempre inquieto per quella sua ostinata smania di migliorarsi. Una persona perbene, mite e discreta. L’auto-necrologio ne compendia lo stile, la compostezza, la sobrietà: “me ne vado ma non voglio disturbare”. La morte di Ennio Morricone è stata accolta da tutto il paese con grande commozione. In un solo colpo, sono scomparse tutte le contrapposizioni politiche, ideologiche, culturali, geografiche, di un paese che suole dividersi su tutto. Oggi tutti rimpiangiamo Ennio Morricone, ne tessiamo le lodi, non esitiamo a celebrarlo come una icona nazionale di cui tutti ci proclamiamo fieri. Ma c’è una domanda, semplice e spietata, che dovremmo porci: ma cosa c’entra quest’uomo con ciò che siamo diventati? Ennio Morricone rappresenta la quintessenza di tutto ciò che noi NON siamo, la perfetta antitesi di un popolo che ha smarrito le proprie coordinate morali e che ha completamente obliterato quella misura e quel garbo che rappresentavano le basi etiche di ogni bravo cittadino. Da decenni stiamo educando i giovani a tutto ciò che rappresenta l’esatto contrario di ciò che era Morricone, il Maestro. Il modello sociale dominante è quello di chi sa coltivare le propria immagine, sa tessere relazioni, non perde occasione per esibire il proprio minuscolo Io. Lo vediamo dai social, specchio di un immane arcipelago di anime inquiete in cui ognuna, alla sua maniera, esibisce il proprio goffo solipsismo. Avremmo mai potuto immaginare Morricone fare un selfie con un cane o mentre gusta una leccornia con la sua adorabile moglie? C’è qualcosa di strano e di indecifrabile in questa ambigua esaltazione di una figura così sontuosa e di così diversa da noi. Figura archetipica di valori ormai stantii, Morricone rappresenta, probabilmente, quell’Io ancestrale presente in ognuno di noi che ogni tanto riaffiora dagli abissi. Forse è l”eco degli insegnamenti antichi, traditi dai cambiamenti della nostra debordante soggettività che si scopre improvvisamente impotente, del tutto incapace di mediare tra ciò che “sarebbe giusto” essere e ciò che “è utile” essere. Lo sappiamo tutti: i traguardi della vita richiedono abnegazione, impegno, costanza. Una volta Morricone ha detto: “Nell’amore come nell’arte la costanza è tutto. Non so se esistano il colpo di fulmine, o l’intuizione soprannaturale. So che esistono la tenuta, la coerenza, la serietà, la durata.” Nessuno contesterebbe la perentoria, stentorea verità di queste parole. Eppure, siamo un popolo che ha perso il senso di queste verità che risultano preziose per scorgere i tratti identitari di un popolo e di una nazione. Cosa siamo oggi noi italiani? Nessuno saprebbe rispondere a questa domanda. Siamo un paese dalle infinite maschere ma dai pochi volti. Da questa difficoltà discende, probabilmente, l’irrefrenabile tentazione di identificarci in questi grandi personaggi della storia del paese, di un paese senza volto che ha bisogno di “definirsi” proprio attraverso il volto di uno di loro. Ennio Morricone troverebbe strano vedere, oggi, ai suoi piedi tante persone così diverse da lui. In un paese di eroi, di santi e di navigatori, il Maestro rappresentava la figura del galantuomo. Come disse Pirandello, “é molto più facile essere un eroe che un galantuomo: eroi si può essere ogni tanto, galantuomini sempre”. Morricone lo era sempre. L’incomparabile, geniale, statura del compositore non può bastare per giustificare l’amore che gli viene tributato in queste ore che è un amore vero, autentico, pieno di devota ammirazione. C’è poco da fare, siamo un popolo curioso e pieno di contraddizioni e, probabilmente, non siamo mai stati neppure un popolo. Chissà, forse amare tutti insieme Ennio Morricone nasce proprio dal desiderio di esserlo. Grazie, Maestro, per averci fatto sentire uniti, almeno per una volta.

Riproduzione vietata, © Max De Martino | Postproduzione  INTERMODO | Grazie Enrico per la straordinaria opportunità.

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1 Comment

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    Maria Teresa Rancati
    9 Luglio, 2020 at 10:49

    Meraviglioso.

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