Storia e Arte Turismo

A CACCIA DI STREGHE NELLA BRIANZA E VALLASSINA MISTERIOSA

Con la Martesana alla scoperta di luoghi e storie del passato

In attesa di poter andare insieme alla scoperta di luoghi ricchi di storia e di magia lungo i sentieri del nostro territorio dell’Alta Brianza e del Triangolo Lariano, voglio introdurvi in questo mondo singolare attraverso testimonianze e racconti che appartengono al passato ma che ci aiutano ad apprezzare il presente. Il primo argomento di cui voglio raccontare è quello delle streghe, non quelle delle favole come la strega della bella addormentata nel bosco o di biancaneve, ma di quelle che sono realmente vissute qui da noi e parlare dei luoghi ritenuti adatti ai loro incontri notturni. La prima strega di cui vi voglio raccontare si chiamava Angelina ed era del Borgo di Villincino d’Erba di lei vi è un documento segreto nell’archivio Diocesano di Milano ed è una lettera informativa scritta dal prevosto di Erba alla Curia di Milano nel 1574 nella quale si dice che questa donna aveva fatto dei “malefici” e quindi doveva subire un regolare processo, cosa che venne fatta dall’inquisitore prete Francesco Giussano di Montorfano. Vennero chiamati dei testimoni che dissero che detta Angelina “… è di nome e di fama una strega e che da decenni essa suol far tal cosa…” Inoltre si venne a sapere che nella sua casa vennero ritrovati anche strumenti rituali come “… bussole e bacchette onte…” e per tutto questo venne messa in prigione. Forse non tutti sanno che il nostro territorio della Vallassina e della Brianza fu davvero in passato uno tra i luoghi più interessati da un’intensa caccia alle streghe. In particolare alla fine del rinascimento e all’inizio della controriforma i nostri paesi, per la loro posizione confinante tra il mondo cattolico e quello protestante, divennero per la Chiesa di Roma strategicamente importanti. Tra le colline della Brianza e nei meandri delle Valli si poteva annidare il serpente dell’eresia.

Tra le pieghe delle valli e dei colli si poteva nascondere il maligno che doveva quindi essere combattuto con vera determinazione. Avvenne così che agli occhi degli inquisitori il territorio di Como e Milano divenne un nido di vipere da sterminare senza pietà e così scovare e distruggere le streghe locali, un obiettivo da perseguire con determinazione. Bastava che i vicini di casa o gli abitanti del borgo riportassero all’inquisitore, che stava indagando su una presunta strega, che quella donna era da tutti risaputo che fosse una strega, che questa venisse imprigionata ed interrogata. A volte quindi la stregoneria era basata sul pettegolezzo oppure sull’accanimento da parte delle autorità competenti che avevano la forza di decidere sulla vita o sulla morte delle persone. Rimane ancor oggi un mistero quello che accadde ad Asso nel 1480 dove una povera donna anziana ritenuta una strega venne torturata fino a causarne la morte. La povera donna morì sotto tortura e, non avendo subito confessato la sua colpa, venne sottoposta alla tortura della corda, ovvero venne appesa ad una carrucola con le braccia legate dietro alla schiena e lasciata cadere di colpo senza fargli toccare il terreno. Beltramina, così si chiamava la sventurata, a causa della sua età avanzata non sopportò quella tremenda tortura e morì sotto i ferri dei suoi aguzzini.

Più fortunate furono le streghe di Lezzeno, un piccolo paese vicino a Ballagio che furono anch’esse ritenute streghe e condannate a portare “… un abitello rosso, a strisce gialle, che le faceva riconoscere come streghe. Questa condanna era per tre anni, con l’obbligo di presentarsi così alla porta della chiesa, di girare anche per il paese, di non uscire dall’abitato, di fare la confessione e la comunione a date stabilite, di recitare il rosario intero di 150 avemarie…” Si chiamavano Giovannina e Domenica ed entrambe avevano confessato, probabilmente anche’esse sotto tortura, di appartenere alla setta delle streghe, di aver avuto l’iniziazione “…al loco e gioco detto il Barilozzo del monte di Belasio, nella Val dove si fa legna…” di aver inoltre fatto la pratica del Sabba nelle notti del giovedì, di aver omaggiato il Demonio seduto in cattedra, di aver ripudiato la religione cattolica ed i sacramenti, di aver fatto interventi maligni a danno dei compaesani. In questo caso nella loro confessione si viene a sapere che avevano un luogo di incontro sul monte di Bellagio ma più famoso nel Triangolo Lariano era come punto di ritrovo delle streghe locali ritrovarsi presso il grande Faggio di Barni dove era risaputo dalla notte dei tempi che attorno a quell’albero antico si svolgeva il sabba di tutte le streghe del Triangolo Lariano. Era un albero di grande dimensioni, il tronco alla base aveva un perimetro di dieci metri, e un diametro della chioma di circa quaranta metri. Era collocato nel luogo vicino a Barni detto Dosso di Prada, ad oltre mille metri di altezza, ed era un gigantesco faggio plurisecolare, purtroppo venne abbattuto nel 1926.

Arch. Antonello Marieni

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