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Caffè Sospeso: come vivono i baristi la sospensione dell’attività

Bar chiusi. Anzi serrati. Questo è uno dei riflessi, sicuramente tra i meno drammatici ma dei più vistosi, di queste settimane. Non mi era mai capitato di vedere i bar chiusi prima d’ora e devo dire che quelle serrande abbassate, quelle vetrate scure dietro le quali non si percepisce il minimo movimento di biccheri e tazzine mi lasciano disorientato. Ho sempre identificato nei bar i luoghi dove le città e i paesi si presentano. Enti vivi, pulsanti di storie e persone, opinioni e discussioni, incontri, affari, amori e amicizie. Adesso che sono chiusi si ha davvero la sensazione che il battito cittadino sia rallentato. È la certificazione di una quotidianità diversa.

Ma come vivono questi giorni di attività ridotta i baristi, quelli che vendono anche i tabacchi e quelli che, invece, hanno dovuto fermare completamente il lavoro. Lo abbiamo chiesto a tre di loro: Paolo Indovino dell’Angolo dei Gaudiosi, Francesca Pifferi del Cafè la Corte e Morris Crosina del bar tabacchi edicola di via Como.

Ancor prima della sospensione dell’attività i bar sono stati i primi esercizi commerciali a vedere fortemente limitata la propria attività. Come giudicate le misure prese in questo senso?

Il primo a rispondere è Paolo: “In un primo momento le misure prese sono sembrate esagerate, ma col senno di poi se si fosse bloccato tutto prima sarebbe stato meglio”. “Quelle prese dal governo” gli fa eco Morris “sono state misure giuste dato che non si potevano creare assembramenti; era giusto limitare gli orari di maggiore frequentazione”. “Inizialmente a me sembravano tutte limitazioni esagerate” iniza controcorrente l’intervento di Francesca “Un po’ ci ridevo sopra, se posso dirlo. Nonostante cercassimo di accettarle e farle accettare anche ai clienti a volte neanche io e il mio staff ci credevamo veramente. Arrivavano notizie confuse, spesso sbagliate a volte ritrattate di giorno in giorno. Ci sembrava tutto un po’ uno scherzo, una barzelletta. Il giorno in cui è stato emanato il decreto definitivo ho chiuso anche arrabbiandomi. Forse un po’per ignoranza dovuta al fatto di non capire davvero cosa stesse succedendo. Dopo queste settimane ho cambiato idea: forse sarebbe stato necessario fare tutto tempo prima. Forse avremmo dovuto essere un po’ più severi. Ma i “forse” ormai non servono più…”

Una festa all’Angolo dei Gaudiosi

Quando pensate di poter riaprire?

“Stando alle notizie di oggi il tre maggio… ad oggi!” prosegue Francesca “Sicuramente non si potrà riaprire come se nulla fosse successo. Quindi di nuovo limitazioni e restrizioni di orario e distanze tra i clienti. Non sarà una ripresa semplice; ma io sono molto ottimista” Un ottimismo che non trova d’accordo Paolo: “Credo e spero entro metà maggio, ma non escludo che si vada a fine maggio-inizio giugno”. Secondo Morris la quarantena rischia di essere anche più lunga: “Spero “che si possa riaprire il prima possibile, ma la vedo dura. Penso che si possa pensare ad una normale attività dopo giugno o anche oltre perché la riapertura sarà gestita con un periodo ad orari ridotti, limitando la concentrazione e chiedendo il rispetto della distanza tra gli avventori. Spero nell’operatività totale a partire da settembre”

Come immaginate potrà essere la ripresa dell’attività dopo un fermo così prolungato? Ritornerete alla normale attività o dovrete in qualche modo operare azioni d’incentivo alla vostra attività? “Il problema sarà che quando riapriremo, e questo è già stato anticipato dai giornali, non potremo tornare alla ‘normalità’ a cui eravamo abituati, ma dovremo attenerci ad alcune misure preventive per evitare il contagio. Pensiamo a riaprire, e in base alla situazione, alle restrizioni etc. decideremo se adoperare incentivi per l’attività” dice Paolo Indovino lasciando trapelare una certa rassegnazione. “Di solito le persone non perdono le proprie abitudini” afferma Morris Crosina, “ma in questo caso la paura probabilmente creerà nuove routine. Sarà necessario ricreare l’interesse nella frequentazione dei locali”. “Si spera che dopo un lungo periodo di quarantena” dice Francesca “i clienti escano e abbiano voglia di stare a fare lunghi aperitivi al bar, grandi mangiate ai ristoranti, chiacchere interminabili e che preferiscano il caffè espresso che quello della moka di casa… Ma le domande sono tante per noi Ci saranno ancora soldi da poter spendere? La gente uscirà senza essere spaventata? Dovremo servire i clienti con guanti e mascherine ed essi pure dovranno indossarli? Sicuramente creare un ambiente sereno e divertente e incentivare le persone a uscire e non pensare a nulla se non a bere lo Spritz che hanno sotto il naso ascoltando della buona musica è il nostro obiettivo”. Le chiedo se ha finalmente deciso di trasmettere musica ascoltabile e la sua replica sta tutta in un emoji che fa la linguaccia.

Le amministrazioni comunali potrebbero aiutarvi in qualche modo e come?

Apre Morris: “Il mio è un bar di servizio, quindi non ho quel tipo di problema, ma credo che si dovrebbe dare la possibilità di far fare “serate” a quei locali più legati alla “movida” senza particolari condizionamenti per quanto riguarda gli orari e pratiche burocratiche. “Credo che essere più elastici non guasterebbe visto che a livello economico non ci saranno a mio parere grandi opportunità di chiedere aiuto” dice Francesca “ovvio mi piacerebbe, chiederei volentieri qualche supporto finanziario concreto ma credo sia una battaglia persa. E allora penserei di lasciare piuttosto la possibilità ai locali di chiudere un po’ più tardi senza incorrere in controlli e multe, oppure di poter occupare con dei tavolini il suolo pubblico senza nessun tipo di pagamento aggiuntivo, per aumentare i posti a sedere; Chiederei di non intervenire immediatamente se si alza un po’ il tono di voce e di schiamazzi. Il “casino” è sintomo di persone che escono, che consumano, è sintomo di ripresa. Insomma piccoli gesti che potrebbero fare la differenza per noi”. Paolo Indovino offre lettura più concreta: “Credo che non possano fare molto, ma un segnale potrebbe essere dilazionare Tari e Tasi, non facendo pagare per il periodo in cui il locale è stato chiuso: chiusura uguale niente rifiuti prodotti”

Secondo voi ci sarà una riscoperta della socialità dopo questa quarantena? Oppure si rischia che l’“onda lunga del timore” sia in qualche modo egemone?

“A mio avviso la riscoperta nella socialità ci sarà solo quando la gente sentirà di poter uscire in sicurezza, e questo potrà avvenire solo quando sarà pronto un vaccino. Temo purtroppo che la gente avrà paura; spero di sbagliarmi”. Chiosa Paolo ma Morris ha un’opinione diversa. “Spero che non si perda la voglia di socializzare perché siamo… “animali” da contatto, ci troviamo, ci abbracciamo. Come potrebbe essere la nostra vita con le mascherine e la distanza. Non so immaginarla”. È il turno di Francesca: “Secondo me si ha una gran voglia e bisogno di ritornare alla nostra vita di prima; soprattutto bisogno. Vero, in questo periodo ci si accontenta delle videocall, degli aperitivi on line, delle chiamate interminabili senza vedere la faccia dell’altro, dei viaggi in macchina in solitaria dove puoi chiaccherare solo con la radio. Secondo me si avrà una gran voglia delle persone. Del vis a vis.”

Cafè la Corte

Come giudicate le misure economiche predisposte dal governo a sostegno delle attività?

“Purtroppo stavamo vivendo un periodo economico già delicato prima che arrivasse questo Tsunami, e ora siamo sprofondati in una situazione senza precedenti. Il governo fa quello che può, le misure mi sembrano importanti anche se potrebbero non bastare” dice Paolo. “Nel mio caso non chiederei allo Stato dei finanziamenti, preferirei invece non dover pagare le tasse subito, ovvero, vorrei avere la possibilità di poterle dilazionare in un periodo di tempo lungo;” gli fa eco Morris “lo sbaglio secondo me è quello di usare la banche come tramite, così da vincolare ancora la gente. “E tu, Francesca cosa dici?” “A questa preferirei non rispondere”

Come trascorrete il vostro tempo in questo periodo?

“Con la famiglia, ho due bimbi piccoli che mi tengono compagnia. Guardo il lato positivo, non ho mai passato così tanto tempo insieme a loro” racconta Paolo e Morris è sulla stessa linea: “Tengo aperto solo al mattino per i tabacchi e i giornali. Ho il pomeriggio libero da trascorrere con i miei figli e questo non mi sembra vero. Svolgo qualche attività fisica in casa e leggo”. Francesca entra più nel dettaglio e ci dà qualche idea: “Ci si reinventa e ci si tiene impegnati. Io ho fatto le pulizie di primavera… ma anche quelle del 2030! Faccio corsi di yoga che fino a qualche tempo fa neanche sapevo cosa fossero. Incredibilmente interessanti! Si ricomincia a fare cose che hai messo da parte per motivi lavorativi: Io per esempio ho ricominciato a dipingere. Si fa sport casalingo: fra un po’ Jill Cooper mi fa un baffo! Si impara a cucinare, ma a cucinare quelle cose che mai nella tua vita avresti pensato di preparare. Il risotto rosso l’hai mai provato? Grandi tornei di scala quaranta… Quando tutto questo finisce mi iscriverò a qualche corso per professionisti. E poi si guarda Netflix e una volta finite tutte le serie TV disponibili… Si ricomincia”

La ripresa dopo l’uscita dal virus non sarà facile per nessuno ma sicuramente quella dei pubblici esercizi, baristi e ristoratori è una categoria tra le più penalizzate oggi e che risentirà di questa situazione per lungo tempo. Le amministrazioni comunali potrebbero valutare alcune delle idee emerse dal confronto con i nostri intervistati, perchè una cosa è certa: oggi è più facile trovare in un bar o in un ristorante imprese che creano posti di lavoro che in tanti altri settori.

Ps: l’intervista è stata fatta tramite Whatsapp rispettando tutte le regole del distanziamento sociale

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