Redazionali

Due parole: Smart Working

Smart= Intelligente/Work= Lavoro/Smart working= lavorare da casa collegati in rete

Stiamo sperimentando un po’ tutti in questo periodo la connessione, chi per la scuola, chi per il lavoro, chi per vedere i parenti… C’è stata la scoperta delle video chiamate che, almeno questa, era una tecnologia già pronta e matura ma poco utilizzata.

Io sostenevo lo smart working quando ancora non era stato battezzato così, trovavo molto sciocco dover impiegare un’ora (andata) e un’ora (ritorno) di viaggio per entrare in un ufficio e comunicare con i colleghi del piano superiore con le mail e il telefono. Con in più due ore di pausa pranzo. 4 ore al giorno improduttive che potevano trasformarsi in almeno altre due ore comode di lavoro stando a casa e diminuendo traffico stradale e costi (miei) di trasferimento. Non che la tecnologia non fosse pronta… capitavano grandi nevicate o imprevisti famigliari che mi legavano a casa e non per questo mi fermavo con il lavoro. Ora che lo smart working è necessario e caldamente raccomandato (o come ha detto Fontana “Sarà obbligatorio per chi può!”, frase chiara come tutti i protocolli) le aziende dovranno cedere e accettare questo strumento, e rinunciare al benedetto ‘controllo diretto’. Già perché si sa, chi sta a casa mica lavora, si fa i fatti suoi! Ebbene, dati alla mano lo smart working sembra essere più produttivo perché, nonostante le distrazioni del frigorifero, dei figli e del bucato, lavorare da casa ‘taglia’ le dispersive inutili riunioni, il cazzeggio davanti la macchinetta del caffè, lo spettegolare con i colleghi… A mio avviso, lo smart working andrà sempre di più a consolidare la sua presenza nelle nostre vite lavorative, magari aggiungendo strumenti di ‘controllo’ da parte delle aziende, come ‘orari di presenza’ dove il lavoratore con un tasto si dirà ‘online’ o ‘offline’ e il datore potrà verificare il lavoro in tempo reale. Le video call o una video verifica dell’andamento del lavoro (concordati con il lavoratore), senza per forza innalzare la ‘privacy’ come vessillo dietro cui nascondersi per lavorare meno.

Quanti lavori sono ‘smartabili’? Fate un po’ voi, qualcuno disse che oggi non capisci più che lavoro fa una persona perché sono tutti dietro lo stesso schermo… scrittori, giornalisti, architetti, grafici, analisti, commercialisti, commercianti, influencer, video makers, insegnanti…  ecco, chi usa un computer per il proprio lavoro può (in parte o completamente) lavorare in smart working. Di fatto già migliaia di persone erano in smart working, P.IVA, artigiani, scrittori, giornalisti…

No, non c’è una minore relazione con le persone, perché ci si vede lo stesso di persona, si va a pranzo ancora con i clienti ed è una qualità migliore degli incontri fisici.

Più casa, più famiglia, più tempo per noi, più produttività… meno traffico, meno costi, meno stress. Questa potrebbe essere la cosa migliore che questo virus ci lascerà, una riorganizzazione del nostro lavoro. E chi lo smart working non potrà farlo? Migliorerà anche la loro vita: meno traffico, meno baby sitter se solo il partner sarà in smart working, più servizi on line, meno orari rigidi per tutti.

E’ stato pagato un prezzo altissimo in vite umane, ora per non vanificare questa strage un pensiero di un nuovo modo di vivere è d’obbligo.

Prepariamoci, questo Covid potrebbe averci aperto le porte per una nuova smart life.

Invia. 🙂

 

 

 

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