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Ricordi – i racconti del Dieci

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Mentre guardava l’orizzonte, ancora oggi che era nell’età matura, si chiedeva quale sarebbe stato il suo futuro, come se lo era chiesto, tanti anni prima, quella ragazzina spensierata e piena di gioia di vivere.

Allora aveva immaginato una vita diversa, aveva immaginato che sarebbe diventata moglie, che avrebbe girato il mondo, che sarebbe diventata una donna con una brillante carriera lavorativa e invece si era semplicemente laureata ed era diventata una delle tante insegnanti di chimica di un liceo di provincia e non aveva mai fatto una gita scolastica.

Quanti ricordi in quell’orizzonte sconfinato. Si rivede bambina al ritorno dalle vacanze……

Aveva cinque anni.

Improvvisamente aveva capito che la vita riservava non solo gioie, ma anche grandi dolori.

Aveva conosciuto la malattia! Una grave malattia.

Era appena tornata dal suo ‘mare’, che l’aveva vista correre sulla spiaggia per raccogliere conchiglie o per inseguire l’aquilone e si era recata con la mamma per la visita alla nonna e agli zii.

Mentre giocava nel cortiletto della trattoria, un malessere si era impossessato del suo esile corpo.

“Mamma, mi sento male, mi viene il vomito e ho molto caldo.”

“Hai giocato come una forsennata, Diana! Siediti e riposa un attimo” fu la risposta della mamma, che istintivamente mise una mano sulla fronte della bambina. La ritrasse quasi con terrore: la fronte era caldissima, troppo calda. La bambina aveva la febbre!

Il termometro confermò la sensazione della mamma: la colonnina di mercurio segnava 39 e ad una seconda misurazione addirittura 40.

La bimba venne messa nel letto dei cuginetti in attesa del medico, subito allertato.

La diagnosi fu alquanto incerta.

“Avrà mangiato qualcosa che le ha fatto male o avrà preso un colpo di calore, ma domani verrò a controllare il suo stato di salute. Non fatele prendere aria e lasciatela nel letto fino a domani” fu il giudizio del medico.

La notte passò con la bambina che si lamentava per il male alle gambine e per la sensazione di vomito.

Al mattino la terribile sorpresa!

Quando la bimba venne fatta scendere dal letto per recarsi in bagno, le sue gambine cedettero e cadde all’indietro.

Le gambe non reggevano più il corpo della bimba ed erano come paralizzate.

Venne subito chiamato il papà e contemporaneamente il medico.

Angoscia, incredulità, terrore invasero la mente dei due genitori.

Cos’era successo alla loro adorata bambina? Che ne sarebbe stato di lei?

Sgomento anche il medico che si trovava per la prima volta davanti ad un simile caso.

“Dobbiamo chiamare un consulto perché la situazione è grave. Il primario del San Raffaele non effettua visite domiciliari, ma è un mio amico e quando gli esporrò il caso, sono convinto che non avrà dubbi a venire a visitare la bambina”, così si espresse il medico di famiglia.

Il giorno dopo, il professore era davanti al letto della piccola.

“Bisogna ricoverarla subito in ospedale per poter effettuare gli esami e tenerla sotto controllo, ma il mio sospetto è che si tratti di un virus” fu la diagnosi del primario.

Diana fu portata il giorno stesso in ospedale, ricoverata in una camera privata dell’ospedale di Milano per dare la possibilità alla mamma di rimanere sempre con lei.

Venne messo un archetto sotto il letto per fare in modo che le coperte non toccassero le gambine della bambina che erano completamente paralizzate.

L’archetto aveva anche una seconda funzione che era quella di permettere alla bambina di puntare i piedini nei suoi cerchi per vedere se le gambe acquistavano la forza di muoversi.

Purtroppo, per quasi 40 giorni, quelle gambine rimasero immobili.

Vennero eseguite analisi del sangue, radiografie, visite, una terribile iniezione nella schiena per cercare di arrivare ad una diagnosi precisa che alla fine arrivò. Diana aveva contratto un virus!

Si seppe che, un altro bambino, che aveva soggiornato nello stesso periodo di Diana e nello stesso albergo, aveva contratto la stessa malattia.

Quante preoccupazioni le avevano dato quelle gambine che, una volta diventata giovinetta, erano invece state un motivo di vanto. Che strana sensazione essere ritornata proprio in quel mare! Non ritrovava niente della sua infanzia, solo il grattacielo che continuava a “svettare” solo verso il cielo. Lungo le strade non si vedevano più le carrozze con i cavalli, passatempo dei turisti degli anni ’60, ma una moltitudine di auto che sfrecciavano. Non esisteva più la pensione con un enorme giardino e l’accesso diretto alla spiaggia, dove aveva soggiornato con i suoi genitori; era stata demolita per lasciare spazio alla costruzione di una serie di moderni hotel

Era seduta sulla veranda del bar della spiaggia e distrattamente sfogliava un quotidiano. Ancora una terribile notizia: donna trovata morta con un taglio alla gola, si sospetta del delitto il marito. Un brivido! Anche lei un tempo avrebbe potuto avere il destino di quella donna.

Durante un viaggio in treno aveva conosciuto un medico, estroverso, vivace, pieno di iniziative e dopo vari inviti rifiutati aveva accettato di uscire con lui.

L’inizio era stato entusiasmante: conferenze, gite, cene con amici, vacanze in posti interessanti, ma purtroppo, piano piano, ella aveva conosciuto il rovescio della medaglia. Oscar era un uomo possessivo, geloso, poco sensibile, egoista, retrogrado. Non poteva essere l’uomo della sua vita!

Purtroppo il difetto di Diana era quello di non saper troncare le relazioni anche se sbagliate, perché nella sua ingenuità pensava sempre che qualcosa sarebbe potuto cambiare. Ricordava le numerose rinunce: l’abbandono dell’università, la cancellazione di qualunque precedente amicizia, il tempo passato chiusa in casa, il poter uscire dalla porta di casa solo accompagnata da lui.

Poi erano cominciate le minacce dapprima velate e poi esplicite. La paura aveva iniziato a impossessarsi di lei, ma come interrompere una relazione che durava da molti anni senza rischiare nulla? Aveva pensato nella sua mente a varie possibilità, ma piano piano le aveva scartate tutte. L’ultima ipotesi era stata quella di prendere i voti.

“Mi chiudo in un convento così sono al sicuro” fu la decisione presa in un momento di vero terrore. Il giorno in cui decise di comunicare la notizia, le venne recapitata una lettera dal vigile del suo paese. Era stata scelta con altre studentesse per rappresentare il comune durante la visita di ambasciatori stranieri per un gemellaggio. Non poteva rinunciare. Quando comunicò all’uomo la sua decisione di accettare quell’incarico, per la prima volta, forse, si rese veramente conto di cosa avrebbe rischiato sposandolo. Aveva davanti, non il ragazzo brillante, allegro che aveva conosciuto anni prima, ma un mostro che solo in quel momento si era rivelato nella sua vera immagine.

La rottura del rapporto con quell’uomo fu inevitabile e finalmente Diana si sentì libera, libera di uscire di casa, di andare a fare la spesa con la mamma, di andare dal parrucchiere, ma in particolar modo di riprendere in mano i libri dell’università per poter soddisfare il suo desiderio di laurearsi.

Mentre era concentrata nei ricordi, una voce maschile giungeva alle sue orecchie.

“Signora, scusi, è occupato? Posso sedermi al suo tavolo?”

Distrattamente alzò lo sguardo e i suoi occhi verdi, per qualche istante, rimasero immobili a fissare quell’azzurro profondo degli occhi di quell’uomo sconosciuto.

Cosa c’era dietro quell’orizzonte azzurro? Ancora una volta, voleva sognare…..Ancora una volta si chiedeva quale sarebbe stato il suo futuro.

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