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Tre monumenti romanici in Valassina

L’Alta Brianza e la Valassina sono ricche di monumenti eretti nello stile romanico ne presentiamo tre  esistenti in Valassina e precisamente: la chiesa dei Santi Cosma e Damiano di Rezzago, quella di Sant’ Alessandro di Lasnigo e infine quella di San Pietro a Barni. Iniziamo il nostro viaggio :

Rezzago, Santi Cosma e Damiano

La chiesa è dedicata ai Santi Cosma e Damiano, medici, ritenuti dalla tradizione due gemelli e martirizzati sotto l’Impero di Diocleziano nel IV secolo e il cui culto si diffuse immediatamente dopo la loro morte per le guarigioni ritenute miracolose. Iniziamo la nostra visita esterna dalla torre campanaria risalente al XII secolo, un grattacielo dell’epoca, suddivisa in cinque specchiature con paraste d’angolo raccordate da gruppi sempre di cinque archetti ciechi e cornice a denti di sega. Le aperture sono a feritoia nella parte bassa e a bifora nelle quattro specchiature superiori, bifore tutte con la stessa larghezza di apertura ma che vanno gradualmente aumentando in altezza dal basso verso l’alto (soluzione architettonica che non ho mai più trovato nelle centinaia di torri campanarie da me viste e documentate).

In origine il campanile era staccato dalla chiesa che era circondata da un portico, fatto demolire e in parte chiuso per utilizzarlo come navata laterale, su richiesta di San Carlo Borromeo nella sua visita pastorale nel 1570. L’edificio romanico e attuale sorge su una struttura altomedievale come venne scoperto durante scavi archeologici effettuati nel 1982, scavi che fecero emergere i resti di un’abside semircolare sottostante l’attuale, i resti di un muro perimetrale e una sepoltura con frammenti di lucerna, riferibili al V-VI secolo. Guardando l’attuale facciata leggiamo chiaramente la forma a capanna dell’edificio romanico e l’aggiunta laterale a chiusura del portico. Le aperture originali sono il portale con grosse spalle monolitiche e architrave, l’apertura a croce al colmo del timpano, mentre il grande oculo venne espressamente richiesto dal cardinale Borromeo e la finestrella quadrata è ancora più tarda. L’interno, anche se non collegabile a questa ricerca, conserva un interessantissimo ciclo di affreschi realizzati da Andrea De Passeris e databili al 1505.

Lasnigo: Sant’Alessandro

La piccola chiesa è stata edificata su un’altura che era già luogo di culto in età romana e come la vediamo nella versione attuale, fermo restando l’orientamento, è il frutto di importanti modifiche avvenute fra il XV e il XVI secolo. Del XII secolo, epoca di fondazione dell’edificio romanico, conserva il notevolissimo campanile suddiviso in cinque specchiature da un fregio a denti di sega e una serie di archetti pensili. E’ aperto, nella parte bassa, da feritoie e monofore e nei tre ordini superiori da eleganti bifore, profilate, con colonnine e capitelli a gruccia. Durante l’imponente campagna di scavi e restauri effettuata fra il 2001 e il 2007 dalla Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana è anche stata portata alla luce la fondazione dell’antica abside semicircolare, risalente forse al prima del XII secolo, al di sotto dell’attuale presbiterio. L’interno, anche in questo caso, conserva un ricco apparato di affreschi, che risalgono però al XVI secolo e sono opera di Gerolamo da Gorla e nella parete di fondo absidale ritroviamo un’opera di Andrea de Passeris, una Crocifissione, datata e firmata nel 1513 (ioannes andrea de’ passeris de turno pinxit 1513).

Barni: San Pietro

La fondazione della chiesa, anch’essa cimiteriale come quelle di Rezzago e di Lasnigo appena descritte, viene fatta risalire all’opera dei frati benedettini di San Pietro al Monte sopra Civate e si attesterebbe all’XI secolo. L’edificio subì due ampliamenti nel XV e XVI secolo, ben leggibili osservando la parete nord, e conserva del periodo romanico la piccola abside dall’aspetto molto rustico e, purtroppo, deturpata da aperture posteriori e la torre campanaria, in origine staccata dalla chiesa, suddivisa a campiture decorate da archetti ciechi e aperta da monofore e un doppio ordine di bifore. Anche per la torre l’esecuzione è piuttosto rustica e denota la sua arcaicità, ad esempio mancano le pietre d’angolo nell’edificazione della canna Questa povertà esecutiva ha però il suo fascino.

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